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Crypto WalletsTested25 MAY 26
Trezor

Trezor Review

Wallet hardware open source: Safe 3 a 79 euro, Safe 5 a 169 euro, Safe 7 con il primo secure element verificabile

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In sintesi

Trezor è il primo wallet hardware mai prodotto, lanciato nel 2014 da SatoshiLabs a Praga. La lineup 2026 è composta da Trezor Safe 3 (79 euro), Trezor Safe 5 (169 euro) e Trezor Safe 7, il nuovo flagship con dual-chip OPTIGA Trust M + TROPIC01 (il primo secure element open source basato su RISC-V). Model One e Model T sono stati ritirati dallo store ufficiale entro l'8 gennaio 2026. La differenza strutturale con Ledger resta una sola: nessun servizio di recovery, mai. Il seed nasce sul dispositivo e non lo lascia in nessuna forma. CEO di Trezor: Matěj Žák, con Slush Palatinus a capo della holding SatoshiLabs.

Ideale per

Utenti italiani che vogliono firmware completamente open source, secure element certificato EAL6+, e zero compromessi sulla custody (nessun shard del seed presso terze parti). Adatto a chi auto-custodisce Bitcoin e i principali asset EVM e Solana, vuole separare il patrimonio dagli exchange CASP italiani, e cerca un dispositivo verificabile riga per riga su GitHub.

Evita se

Fai NFT trading attivo (Trezor Suite non li gestisce nativamente: serve passare da MetaMask connesso al Trezor, esperienza meno integrata di Ledger Live), vuoi staking di SOL, DOT, ATOM o XTZ direttamente nel wallet (Suite supporta nativamente solo ETH via Everstake e ADA), o cerchi un'esperienza mobile-first via Bluetooth (Safe 3 e Safe 5 sono USB-C only).

Statistiche rapide

Wallet type
hardware
Custody
self
Supported chains
50+
Supported assets
1,456+
Open source
Yes
Built-in swap
Yes
NFT support
No
Hardware price
$79

Dettaglio punteggio Skrumble

Security (40% peso)4.5/5
Chain & Asset Support (20% peso)3.8/5
Ease of Use (20% peso)4.2/5
Pricing (10% peso)4.0/5
Trust & Transparency (10% peso)4.8/5

Leggi la nostra metodologia di punteggio completa.

Pros

  • Firmware 100% open source su Safe 3, Safe 5 e Safe 7: ogni riga di codice verificabile pubblicamente su GitHub, posizione mantenuta da SatoshiLabs da oltre un decennio
  • Secure element Infineon OPTIGA Trust M certificato Common Criteria EAL6+ su tutta la lineup Safe; sul Safe 7 anche TROPIC01 (Tropic Square), primo secure element fully open source basato su architettura RISC-V con feature anti-brute-force MAC&Destroy
  • Posizione esplicita e mai cambiata: nessun servizio di recovery del seed, nessun cloud, nessuno shard custodiale (la differenza strutturale con Ledger Recover lanciato a maggio 2023)
  • Wallet hardware non-custodial esente da licenza CASP MiCA (Recital 83 del Reg. UE 2023/1114): il dispositivo resta fuori dal perimetro regolamentare CASP italiano, l'utente mantiene controllo esclusivo delle chiavi private
  • Supporto a 8.000+ asset combinati tra Suite e wallet companion; Solana nativa su Safe 3/5/7; Bitcoin coin control completo e integrazione Tor attivabili in Settings

Cons

  • Nessun supporto NFT nativo in Trezor Suite: gestione NFT possibile solo via MetaMask connesso al Trezor, perdendo parte della UX integrata di Ledger Live
  • Staking nativo in Suite limitato a ETH (via Everstake, minimo 0,1 ETH) e ADA; niente Solana, Polkadot, Cosmos o Tezos al momento
  • Audit Ledger Donjon del 12 marzo 2025: voltage glitching della MCU del Safe 3 può estrarre le chiavi con accesso fisico prolungato; patch firmware mitiga in parte, Safe 5 e Safe 7 non sono vulnerabili (MCU diversa)
  • Safe 3 e Safe 5 USB-C only, niente Bluetooth: il caso d'uso mobile-first richiede il Safe 7 o un adattatore OTG su Android
  • Supporto clienti solo in inglese (l'interfaccia Suite è tradotta in italiano ma documentazione tecnica e ticket restano in inglese); spedizioni da Praga, 5-7 giorni lavorativi tipici verso l'Italia

In sintesi

Trezor è il primo wallet hardware mai prodotto al mondo, lanciato nel 2014 da SatoshiLabs a Praga. Nel 2026 la lineup attiva è composta da tre dispositivi: Trezor Safe 3 (79 euro), Trezor Safe 5 (169 euro) e il nuovo flagship Trezor Safe 7, lanciato il 21 ottobre 2025. Il vecchio Model One e il Model T sono stati ritirati dallo store ufficiale entro l'8 gennaio 2026. Per l'utente italiano la proposta di Trezor è chiara: firmware 100% open source, secure element certificato EAL6+ sui modelli Safe, e una posizione storicamente intransigente contro qualsiasi "servizio di recovery" gestito dal vendor (la differenza più visibile con Ledger).

Per chi è adatto

Utenti italiani che mettono al primo posto la verificabilità del codice (firmware completamente open source, audit pubblici), che vogliono auto-custodire Bitcoin più i principali asset EVM e Solana senza dipendere dal cloud o da app companion proprietarie, e che vogliono evitare qualsiasi forma di "shard custodiale" del seed (la posizione di Trezor è esplicita: nessun servizio di recovery, mai). Adatto anche a chi vive in Italia e usa il wallet in self-custody pura per separare patrimonio dagli exchange CASP, mantenendo però la consapevolezza che la self-custody non cambia gli obblighi fiscali italiani.

Per chi non è adatto

Se fai NFT trading attivo, Trezor Suite non gestisce NFT in modo nativo: serve passare da MetaMask connesso al Trezor, perdendo parte della UX integrata. Se vuoi staking di SOL, DOT, ATOM o XTZ direttamente dal wallet, Trezor Suite oggi supporta nativamente solo ETH (via Everstake, minimo 0,1 ETH) e ADA. Se cerchi un Bluetooth o un'esperienza mobile-first, il Safe 3 e il Safe 5 sono USB-C only; il Safe 7 amplia le opzioni ma resta il caso d'uso desktop il vero punto di forza della lineup.

Chi è Trezor nel 2026

SatoshiLabs è stata fondata nel 2013 a Praga da Marek "Slush" Palatinus e Pavol "Stick" Rusnák, e ha portato sul mercato il primo Trezor One nel 2014. Nel 2026 la struttura societaria è organizzata su due livelli: SatoshiLabs come holding (Palatinus resta CEO), e Trezor come brand prodotto, guidato dal CEO Matěj Žák. Molti articoli di terze parti continuano a citare Palatinus come "CEO di Trezor" ma è informazione superata: la transizione è ufficiale e documentata sul sito SatoshiLabs.

Lo stesso gruppo controlla anche Tropic Square (azienda che ha progettato il primo secure element open source al mondo, il chip TROPIC01) e Invity Finance, la entity che l'11 febbraio 2026 ha ottenuto una licenza CASP (Crypto Asset Service Provider) MiCA dalla Banca Nazionale Ceca per le funzioni di intermediazione integrate in Trezor Suite (buy, swap, sell tramite partner). Tornerò sulla distinzione tra "il dispositivo Trezor" e "le funzioni broker di Suite" nella sezione MiCA.

La lineup 2026: Safe 3, Safe 5, Safe 7

Tre dispositivi in vendita, tre fasce di prezzo, tre livelli di funzionalità:

ModelloPrezzo EURPunti chiave
Trezor Safe 379 euroEntry-level con secure element OPTIGA Trust M (EAL6+), USB-C, schermo OLED monocromatico, supporto a 8.000+ asset, firmware open source.
Trezor Safe 5169 euroSchermo touch a colori, vibrazione tattile, stesso secure element OPTIGA Trust M ma nuova MCU non vulnerabile all'attacco Donjon di marzo 2025. Caso d'uso multi-asset con UX più curata.
Trezor Safe 7FlagshipLanciato il 21 ottobre 2025. Dual-chip: OPTIGA Trust M (Infineon) accoppiato a TROPIC01 (Tropic Square), il primo secure element fully open source basato su architettura RISC-V con feature anti-brute-force "MAC&Destroy". Posizionato come la risposta a "ma il secure element è una black box?".
Trezor Model OneRitiratoOff-shop dall'8 gennaio 2026. Era venduto a 49 euro come opzione Bitcoin-only entry-level.
Trezor Model TRitiratoFuori store dalla metà 2024. SatoshiLabs ha confermato aggiornamenti firmware fino al 2031 e patch di sicurezza fino al 2036, ma niente più produzione.

Tutti e tre i modelli Safe sono disponibili anche in versione "Bitcoin-only": stesso hardware, firmware limitato a BTC. Un aggiornamento di Trezor Suite di maggio 2026 ha pulito ulteriormente l'interfaccia per chi gira Bitcoin-only, riducendo la complessità visiva a beneficio del lettore che vuole un dispositivo single-purpose.

Sicurezza e custodia: il vero motivo per cui Trezor esiste

Il punto di forza storico di Trezor è la combinazione "firmware open source + secure element certificato". Il firmware del Safe 3, del Safe 5 e del Safe 7 è completamente verificabile su GitHub, riga per riga, senza patch closed-source che gli utenti non possono leggere. È una posizione che Trezor mantiene da oltre un decennio e che differenzia il brand in modo strutturale da Ledger, che pure produce hardware ben fatto ma con porzioni del firmware non pubblicate.

Il secure element è un chip separato dalla MCU principale, progettato per custodire le chiavi private in un ambiente isolato e resistente ad attacchi fisici. Su Safe 3 e Safe 5 il secure element è l'OPTIGA Trust M di Infineon, certificato Common Criteria EAL6+. Sul Safe 7, accanto all'OPTIGA Trust M c'è anche TROPIC01, che porta una novità storica: il secure element stesso ha codice e schematica pubblicati, quindi anche la parte tradizionalmente "scatola nera" del wallet diventa auditabile da chiunque.

L'episodio di sicurezza più rilevante del 2025 è stata la disclosure responsabile di Ledger Donjon (il team di sicurezza interno di Ledger, che fa ricerca anche contro i competitor) del 12 marzo 2025: un attacco di voltage glitching sulla MCU del Trezor Safe 3 permetteva l'estrazione delle chiavi se l'attaccante aveva accesso fisico al dispositivo per tempo prolungato. Trezor ha pubblicato l'avviso ufficiale lo stesso giorno, confermando tre cose: (1) il Safe 5 usa una MCU diversa e non è vulnerabile, (2) la patch firmware mitiga in parte l'attacco sul Safe 3 ma il rischio fisico residuo resta, (3) chi ha un Safe 3 in un contesto a rischio di accesso fisico avversario (esempio: famiglia ostile, ambienti di lavoro condivisi, hotel) può valutare l'upgrade al Safe 5 o Safe 7.

Nel 2026 non ci sono state nuove vulnerabilità rilevanti né per il Safe 5 né per il Safe 7. La regola pratica per il lettore italiano: un PIN robusto (almeno 8 cifre) più passphrase opzionale neutralizza in larghissima parte gli attacchi documentati, anche quello Donjon. La "plausible deniability" via passphrase resta una delle feature meglio integrate del prodotto.

Trezor Suite: cosa fa il software companion

Trezor Suite è l'app desktop ufficiale (Windows, macOS, Linux) per gestire il dispositivo. Le funzioni principali nel 2026:

  • Gestione portafoglio: ricevi e invia BTC, ETH, principali asset EVM (Arbitrum, Optimism, Base, Polygon), Solana, Litecoin, Cardano, Dogecoin e altri 8.000+ token tra coin nativi e ERC-20.
  • Acquisto crypto: tramite l'aggregatore Invity, che confronta i prezzi tra provider partner. MoonPay è stato aggiunto nel 2024 come provider sia in acquisto che in vendita, accanto a Simplex e ad altri on-ramp. Trezor applica una piccola commissione di servizio di circa 0,95 dollari, in aggiunta alle commissioni del provider scelto.
  • Swap non-custodial: gli swap avviano sempre con conferma sul dispositivo e i fondi vengono inviati direttamente all'indirizzo Trezor. Non c'è custodia intermedia: il broker fa solo il routing.
  • Staking: Suite supporta nativamente lo staking di ETH (tramite Everstake, minimo 0,1 ETH) e di ADA. Niente staking nativo di Solana, Polkadot, Cosmos o Tezos al momento. Per quegli asset bisogna passare da wallet companion o da exchange.
  • Coin control e Tor: il Bitcoin coin control completo (selezione manuale degli UTXO da spendere) e l'integrazione con Tor sono attivabili in Settings. Pochi wallet hardware li offrono di serie.

NFT support nativo: zero. Se vuoi gestire NFT su Ethereum o Polygon, devi collegare il Trezor a MetaMask e operare da lì. Funziona ma è un'esperienza diversa, meno fluida del flusso integrato che Ledger Live offre per gli NFT.

Asset supportati e Solana

Trezor Suite e i wallet companion supportano oltre 8.000 monete e token combinati. La copertura nativa in Suite include Bitcoin, Ethereum, Litecoin, Cardano, Dogecoin, Solana (con i token SPL), Bitcoin Cash, Dash, Ripple e una lunga lista di ERC-20 e di L2 EVM. Una nota per chi cerca asset di nicchia: a febbraio 2025 Suite ha rimosso il supporto nativo a Dash, Bitcoin Gold, DigiByte, Namecoin e Vertcoin (continuano a girare ma vanno gestiti via tool esterni come Electrum sulla famiglia BTC-fork).

Solana è supportata nativamente su Safe 3, Safe 5, Safe 7 e sul legacy Model T. Non è mai stata supportata sul Model One e non lo sarà mai (limite hardware del firmware Bitcoin-only). Per chi tiene SOL, SPL token e fa staking su validatori esterni (esempio: Marinade, Jito) il Trezor funziona, ma lo staking di SOL non è gestito dentro Suite.

MiCA e Trezor: la distinzione che conta

Qui c'è una sottigliezza importante che molti articoli italiani su Trezor non spiegano bene. Il regolamento MiCA (Reg. UE 2023/1114, entrato in vigore per i servizi crypto il 30 dicembre 2024) regola i Crypto Asset Service Provider che custodiscono o intermediano asset per conto della clientela. Il Recital 83 del MiCA esenta esplicitamente i fornitori di wallet non-custodial (hardware e software) dall'obbligo di licenza CASP: chi vende un dispositivo che le chiavi private le tiene sotto il controllo esclusivo dell'utente non è un service provider ai fini MiCA.

SatoshiLabs e Tropic Square, in quanto produttori di hardware non-custodial, non hanno bisogno di una licenza CASP per vendere Trezor in Italia o nel resto dell'UE. La licenza MiCA CASP ottenuta da Invity Finance (sussidiaria del gruppo) l'11 febbraio 2026 dalla Banca Nazionale Ceca copre invece le funzioni broker dentro Trezor Suite: l'acquisto, lo swap e la vendita di crypto tramite partner come MoonPay e Simplex. È una distinzione importante per il lettore italiano perché significa che: (1) il dispositivo non è soggetto a passporting CASP, (2) le funzioni broker di Suite sì, ma sono opzionali, (3) chi usa Trezor solo per ricevere e inviare crypto da self-custody resta fuori dal perimetro CASP.

Tasse italiane sul self-custody nel 2026

Mettere le chiavi sul Trezor non cambia gli obblighi fiscali italiani. Lo dico perché è una confusione frequente: la self-custody ti protegge dal rischio di controparte (un exchange che fallisce, un'app che ti blocca il conto), non dalla tassazione. Le regole 2026 valgono per crypto detenute su Trezor esattamente come per crypto detenute su Binance o Bitpanda:

  • Quadro RW: dichiarazione obbligatoria del valore detenuto al 31 dicembre per il monitoraggio fiscale. Vale anche per i wallet self-custody: vanno dichiarati come "cripto-attività" con indicazione del valore in euro.
  • IVAFE (imposta sul valore delle attività finanziarie estere): 2 per mille (0,2%) sul valore detenuto al 31 dicembre, pagata via F24. Si applica anche al self-custody, non solo agli exchange. Se l'imposta dovuta è inferiore a 12 euro, non si paga.
  • Quadro RT e plusvalenze: dal 1° gennaio 2026 l'aliquota è salita al 33% (era 26% nel 2025), e la franchigia di 2.000 euro è stata eliminata (L. 207/2024, Legge di Bilancio 2025, art. 1 comma 24). Significa che ogni euro di plusvalenza realizzata viene tassato al 33%, indipendentemente da soglia. Le minusvalenze sono compensabili nei quattro periodi d'imposta successivi.
  • DAC8: da gennaio 2026 gli exchange UE riportano automaticamente all'Agenzia delle Entrate. Il self-custody non è auto-riportato, ma le tracce on-chain che collegano un indirizzo Trezor a un account KYC su un exchange sono permanenti e ricostruibili.

La regola pratica: tieni i record di ogni operazione (acquisto, swap, vendita, ricezione, staking reward) e fai la dichiarazione tramite commercialista esperto in cripto o software dedicato (CryptoBooks, Okipo, CryptoTax.it sono i tre più usati in Italia). Il Trezor non genera un report fiscale: l'export delle transazioni è on-chain, ma vanno arricchite con il prezzo in euro al momento di ciascuna operazione, ed è qui che servono i software.

Trezor vs Ledger: la differenza che pesa davvero

La domanda "Trezor o Ledger" attraversa praticamente ogni decisione di acquisto di un wallet hardware. La differenza strutturale, oltre alle specifiche tecniche, è la posizione sul recovery service. A maggio 2023 Ledger ha annunciato Ledger Recover, un servizio opt-in che permette di salvare una versione cifrata e suddivisa (shard) del seed presso tre custodi diversi, per recuperare il wallet in caso di perdita del dispositivo. La community ha reagito duramente: il fatto stesso che il firmware fosse in grado di esportare il seed (anche se cifrato e suddiviso) ha sollevato dubbi sull'integrità del modello hardware Ledger.

Trezor ha tenuto una posizione esplicita e mai cambiata: nessun servizio di recovery, mai. Il seed nasce sul dispositivo, resta sul dispositivo, non lo lascia mai in nessuna forma. È una scelta ideologica ma anche pratica: la superficie d'attacco rimane minima, e il modello di fiducia è semplice. SatoshiLabs ha riportato un aumento del 900% delle vendite Trezor nella settimana dell'annuncio di Ledger Recover (maggio 2023); è un dato puntuale di una sola settimana, non una misura sostenuta di quota di mercato, ma indica chiaramente che il segmento di utenti sensibili al tema è significativo.

Per il lettore italiano la traduzione pratica è: se per te il valore del wallet è "le chiavi le gestisco io, punto", Trezor è la scelta più coerente. Se invece accetti un servizio di recovery opt-in come safety net (con tutti i rischi di compromissione del modello che ne derivano), Ledger Live ha una UX più ricca specie sugli NFT e sull'integrazione con Ledger Stax.

Esperienza d'uso in Italia: cosa aspettarsi

L'interfaccia di Trezor Suite è disponibile anche in italiano, traduzione curata internamente. La documentazione tecnica e gli articoli di supporto sono in inglese: chi non padroneggia l'inglese tecnico può trovare difficoltà sui casi articolati (esempio: la riconfigurazione manuale di un nodo Electrum personale, o la risoluzione di errori di firma su L2 emergenti). Il supporto via ticket risponde tipicamente in 24-48 ore in inglese.

Sul fronte spedizioni: lo store ufficiale shop.trezor.io spedisce in Italia dalla Repubblica Ceca tramite corriere internazionale, costi e tempi tipici di 5-7 giorni lavorativi. Esistono rivenditori autorizzati che spediscono dall'Italia (più rapidi ma con catalogo più ristretto). Comprare da Amazon o eBay è sconsigliato per il rischio di manomissione del dispositivo in transito: la regola d'oro per qualunque wallet hardware è comprare solo dal sito ufficiale o da rivenditori certificati elencati sul sito del produttore.

Verdetto finale

Trezor nel 2026 è la scelta più coerente per l'utente italiano che vuole un wallet hardware con firmware completamente open source, una posizione strutturalmente intransigente sulla custody delle chiavi e una buona copertura multi-asset. Il Safe 3 a 79 euro è il punto di ingresso più sensato per chi non ha mai usato un wallet hardware; il Safe 5 a 169 euro è il sweet spot per la maggior parte degli utenti, con UX touch e MCU non affetta dall'attacco Donjon; il Safe 7 è la scelta da power user che vogliono anche il secure element open source.

Trezor non è la scelta giusta se ti aspetti gestione nativa di NFT, staking multi-chain in Suite oltre a ETH e ADA, o un'esperienza mobile-first. Per quelle esigenze Ledger ha oggi il vantaggio. Ma se il valore principale è "verificabilità completa del codice e nessun servizio di recovery", Trezor resta l'unico in lineup con quella combinazione, e nel contesto regolamentare italiano del 2026 (33% di plusvalenza, niente franchigia, DAC8 attivo) la trasparenza tecnica si traduce in una scelta operativa più tranquilla per chi vuole separare patrimonio dagli exchange CASP.

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